Storyteller e basta.

Come ogni altra cosa, in quest’epoca di transizione, i nostri sistemi educativi sono in uno stato fluido e mutevole.

È generalmente diffusa la sensazione che molto si è già fatto per elevare il livello della mente umana, ma al tempo stesso vi è un profondo scontento circa i risultati ottenuti. 

Ci si domanda se i nostri sistemi educativi siano veramente benefici in ogni senso.

Apprezziamo gli immensi progressi che sono stati compiuti durante gli ultimi duecento anni, eppure ci chiediamo se, in definitiva, stiamo ottenendo dalla vita tutto ciò che un adeguato sistema educativo renderebbe possibile.

Siamo soddisfatti e compiaciuti dell’aumento della nostra conoscenza, del cumulo delle nostre cognizioni, del nostro controllo delle forze di natura, eppure ci riuniamo per discutere sul fatto se possediamo, o no, una vera cultura.

Insegniamo ai giovani ad imparare a memoria una quantità enorme di fatti, ad assimilare un numero infinito di particolari molto diversi tra loro, eppure talora ci chiediamo se insegniamo loro a vivere meglio.

Si spendono miliardi per costruire ed attrezzare università e istituti d’istruzione, ma gli educatori più lungimiranti sono ben poco convinti che quest’educazione organizzata sia realmente quella che occorre al cittadino medio.

Nel caso del bambino eccezionale e dell’adulto particolarmente dotato, essa si rivela senz’altro inadatta. Il modo di istruire 
la gioventù si trova oggi senza dubbio sotto giudizio.

Soltanto il futuro potrà stabilire se non si debba trovare qualche modo per cui l’istruzione individuale possa procedere di pari passo con la civilizzazione delle masse, ottenuta con i processi educativi.

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